“Quattro sante” in scena, Gertrude Stein al teatro Elicantropo
(Claudio Sacco) – “Quattro sante in tre atti” di Gertrude Stein è lo spettacolo in scena a partire da giovedì 16 marzo alle ore 21 al Teatro Elicantropo di Napoli. Sfidare, decostruire, restituire realtà, sono gli elementi fondamentali dello spettacolo, ispirato all’opera della scrittrice e poetessa statunitense. Repliche fino a domenica 19.
Due personaggi femminili “sfidano” il pubblico, ma anche il modo di iniziare la pièce. La regia è di Giorgia Palombi, anche interprete con Susanna Poole e Sabrina Bonomi, che debutterà. Presentato da Maniphesta Teatro, l’allestimento stesso è sfidato nel suo svolgimento, nei suoi codici, nella sua forma. E il senso è sfidato, il senso profondo del fare teatro.
L’arma di questo confronto – si legge in una nota inviata alla stampa – è il linguaggio che esplode ad ogni passo. Esplode la sintassi, che costringe a percorrere sempre lo stesso solco di percezioni e di significati, la forma della frase e della parola, la logica della comprensione, e, di conseguenza, i contenuti.
Le alchimie sperimentate con elementi del discorso mai accostati, ripetizioni, varie combinazioni e incastri, costituiscono una violazione della grammatica, che non rappresenta un espediente per stupire, ma un mezzo per ritrovare la libertà attraverso un rinnovamento decostruttivo che si rinviene in tutte le opere di Gertrude Stein.
In questi tre quadri con breve intermezzo, ispirati all’opera “Quattro santi in tre atti” l’autrice e con lei la regista Giorgia Palombi e l’attrice Susanna Poole invitano a una non storia drammatica e comica, intrisa di atmosfere da tableaux vivants, dove maestra di cerimonie di un rap ante litteram è Teresa d’Avila.
Ma perché i santi di Spagna? Per Gertrude Stein “la condizione degli artisti totalmente dediti alla loro arte corrisponde in pieno alla vita dei santi, la purezza della devozione dell’artista nei confronti dell’arte riflette lo stato della vita religiosa, gli artisti e gli scrittori esprimono la spiritualità contemporanea”.
Il primo dei tre atti dello spettacolo è una provocazione sul rapporto tra emozione dello spettatore ed emozione dell’attore. Attingendo a un saggio della stessa autrice, in cui sono spiegate le motivazioni profonde del teatro come la Stein lo concepiva, la messinscena cerca di dimostrare la differenza tra uno shock vissuto nella vita reale e la funzione di un’azione scioccante in scena.
Il secondo è un vero e proprio estratto/assaggio del testo della Stein “Quattro santi in tre atti”, dove le protagoniste sono Santa Teresa e Santa Sistemazione.
Il terzo quadro offre un chiarimento di quanto proposto nei primi due. Giorgia Palombi e Susanna Poole vestono i panni di Gertrude Stein e di Alice Toklas, sua compagna nella vita e sua musa ispiratrice, per far comprendere al pubblico che “il tempo è così come potrebbe essere lasciato stare, quando era stato che fu quando se n’andò via”.
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