Body shaming? No, grazie. L’ultima tendenza folle del web
Vincenzo Addio*
– “L’importante non è essere, ma apparire”. È la versione corretta e aggiornata del famoso detto ai tempi dei social. Tempi nei quali l’apparire deve sottostare a certi canoni dettati dal mondo della bellezza, dai media e dal fashion system in generale. Proprio il mondo dei social, una specie di ipermercato in cui si può trovare tutto e il contrario di tutto, ha dato voce e possibilità di espressione a tutti quelli che dispongono di una connessione internet. Tra le numerose voci che si dispiegano nella rete trovano spazio, spesso protetti dall’ombra delle loro camere, gli haters, gli odiatori seriali, i quali sembrano appartenere in maggioranza al sesso maschile con età compresa tra i 16 fino e i 30 anni. Oggetto delle loro (poco gradite) attenzioni sono le persone in genere, colpevoli di appartenere a minoranze etniche, religioni e orientamenti sessuali diversi e di avere delle caratteristiche fisiche sulle quali gli haters sfogano le loro frustrazioni e le loro paure inconsce.
Tra questi vari fenomeni ve ne è uno in particolare e, a quanto pare, molto diffuso che viene identificato con body shaming. Questo termine identifica un atto di violenza, in cui risiede la capacità di far vergognare un individuo per delle caratteristiche fisiche quali possono essere una costituzione fisica o troppo magra o troppo grassa, un naso pronunciato, e così via. Con questo termine si individua anche la vergogna di esibire la propria immagine sui social e nei casi più estremi, alcuni non escono neppure di casa.
Vittime di questa tipologia diffusa di violenza, riconducibile ad una forma di cyber bullismo, sono gli adolescenti, di entrambi i sessi, in un periodo della loro vita notoriamente delicato e di transizione. Nei casi più estremi assistiamo a delle manifestazioni di violenza che si spostano dal piano virtuale a quello reale e protagonisti di questi atti sono tanto le vittime quanto i body shamers: numerosi, infatti, sono i casi di cronaca di adolescenti vessati che reagiscono in maniera più o meno violenta. Per arginare questo fenomeno sia nelle scuole di ogni ordine e grado sia su internet, si stanno attivando sportelli di ascolto e supporto psicologico. Recentemente di grande aiuto si sono rivelate le rivelazioni di personaggi famosi, i quali hanno ammesso di essere stati vittime di manifestazioni di odio proprio per il loro aspetto fisico e di come, partendo dai propri difetti, siano riusciti a trasformarli in punti di forza.
*Università Parthenope Napoli
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