Cavalieri al Carnevale, nel 1846 il Torneo davanti alla Reggia

Cavalieri al Carnevale, nel 1846 il Torneo davanti alla Reggia

Luigi Fusco

– Alle prime luci dell’alba di domenica 15 febbraio 1846, nella piazza antistante la maestosa architettura della Reggia di Caserta, vennero avviati gli allestimenti per il previsto Torneo Cavalleresco, voluto da Ferdinando II di Borbone e organizzato in occasione delle festività carnevalesche.

A metà mattinata il sole era già alto e luccicante e un clima quasi primaverile si prefigurava nell’aria, nonostante si fosse ancora in pieno inverno. Tra dame e patrizi, insigni porporati, presuli e preti vicini alla corte, ma anche tanti popolani curiosi, iniziarono a mostrarsi, un po’ alla volta, i primi cavalieri, pronti a disputare scontri e a dar sfoggio delle loro armature attraverso scenografici caroselli. Gli spettatori accorsi, invece, non vedevano l’ora di tifare l’una o l’altra squadra presente al torneo.

Le fazioni erano così divise: Rossa e Bianca. La prima squadra aveva come distintivo il sorcotto rosso ed era capeggiata dal Re in persona, al suo seguito vi era, poi, una sorta di sottogruppo che aveva la sopravveste color lilla. L’altra schiera di cavalieri, comandata dal generale Nunziante, si distingueva, invece, per il sorcotto bianco adottato per la formazione principale, mentre per la seconda unità era stata scelta una cromia tendente al blu.

In entrambe le compagnie vi erano nobiluomini che, considerata l’eccezionale circostanza, avevano deciso di condurre con sé armi appartenute a grandi condottieri e sovrani del passato, fucili, spade e pistole prese in prestito dall’armeria reale.  Furono scelti armamenti ed equipaggiamenti che erano stati adottati da Ruggero il Normanno, Ferrante d’Aragona e Alessandro Farnese.

A ogni cavalier venne, poi, attribuita una dama. Questa doveva ispirarlo durante il combattimento. Ben 24 furono le nobildonne scelte per la manifestazione, le più belle dell’aristocrazia napoletana dell’epoca. Tra tutte, particolare breccia fece la principessa Gaetani, cui, secondo alcuni pettegolezzi di corte, pare Ferdinando II, in gran segreto, le avesse dedicato il torneo casertano. Insieme al resto delle altre dame, si presentò al cospetto dei convenuti su di un carro trainato da sei cavalli e completamente ornato di fiori e addobbi colorati di bianco e di rosso. Innegabile fu, infine, la vittoria alla giostra della fazione del Re.

Di questo eccezionale evento restano le importanti testimonianze pittoriche di Salvatore Fergola esposte negli appartamenti reali della residenza borbonica. Dipinte nel 1847, più che semplici raffigurazioni, le due tele sono da ritenersi come delle vere e proprie fotografie, in quanto vi sono riportati, in maniera sorprendente, tutti i dettagli relativi alla giornata di festa oltre che quelli riguardanti sia l’impianto urbanistico che quello architettonico dell’area interessata alla manifestazione. Infatti, la veduta di uno dei due quadri è rivolta verso Napoli e lo sguardo dello spettatore si perde in direzione del Vesuvio. Notevole, nella medesima rappresentazione, è anche la resa della stazione ferroviaria di Caserta, inaugurata qualche anno prima. L’altra veduta è, invece, indirizzata verso la facciata principale del palazzo borbonico, la cui struttura, nel 1846, era stata finalmente completata così come previsto dai progetti originari di Luigi Vanvitelli.

[fonte: Caserta e la sua Reggia. Il Museo dell’Opera e del Territorio, Napoli, 1995]

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Luigi Fusco - Docente di italiano e storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, già storico e critico d’arte e guida turistica regione Campania. Giornalista pubblicista e autore di diversi volumi, saggi ed articoli dedicati ai beni culturali, alla storia del territorio campano e alle arti contemporanee. Affascinato dal bello e dal singolare estetico, poiché è dal particolare che si comprende la grandezza di un’opera d’arte.

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