«Colorful», l’artista Bruno Donzelli fa tappa nella Capitale
– «Colorful» è il titolo della mostra che l’artista Bruno Donzelli ha inaugurato nei giorni scorsi a Roma nella Galleria Fidia Arte Moderna (via Angelo Brunetti n.49). Dopo il successo dell’esposizione alla Rocca Janula a Cassino, l’artista napoletano di nascita ma casertano di adozione fa tappa, dunque, nella capitale. In mostra circa 30 lavori realizzati tra il 1990 ed il 2015, nei formati da cm 25×25 a cm 100×100. La mostra è a cura di Veronica Proietti.«I miei dipinti – scrive Donzelli nel catalogo in mostra – sono pensati come un teatrino. C’è un personaggio principale e delle comparse a rappresentarne la storia. Ma non si pensi che i miei siano degli omaggi. Sulla ribalta salgono i nomi fondamentali del secolo pazzesco che ci siamo lasciati alle spalle. Non è possibile dire che cosa sia più importante tra le periferie di Sironi e le architetture metafisiche di De Chirico. Semmai chiedo allo spettatore di affrontare le avanguardie con leggerezza, senza timore reverenziale. Quando il tema si presta, inserisco dei segni che riassumono il malessere della nostra società». In mostra circa 30 lavori realizzati tra il 1990 ed il 2015, nei formati da cm 25×25 a cm 100×100.
E nel catalogo si legge: «Bruno Donzelli (Napoli 1941) è l’artista la cui esuberanza coloristica e la maestria citazionista rappresentano di sicuro un valido contraltare a quest’ultimo periodo trascorso nel “grigiore”. Questa sorta di pitto-collages, fondono la potenza creativa dell’artista insieme con le costanti citazioni delle Avanguardie del ‘900 che a causa del loro susseguirsi frenetico meritavano di essere bloccate dal segno di Donzelli non esitante nel ripresentarcele sotto una nuova veste ironica – perché come egli afferma: “la pittura deve anche far ridere, ma consapevolmente”.
Notevole nell’incontro con queste tele, la piacevole reminescenza tecnico-stilistica della Pop Art, incontrata dall’artista sin dai primi anni ’70 e che contribuisce a rendere la poesia dei colori un qualcosa di estremamente distensivo ai nostri occhi. La condizione di rilassamento prodotta dai lavori in mostra, consente un annullamento della distanza spettatore-opera; la cancellazione di ogni timore reverenziale insieme con la fredda fissità dell’opera “appesa”, genera così un flusso metafisico ma tangibile al tempo stesso. Persino gli oggetti di uso quotidiano, che quasi vorremo toccare, e che sono incollati su alcuni dipinti, rimandano a un senso di familiarità che rende noi tutti protagonisti dell’opera d’arte.
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