FaziOpenTheater, in scena Atto senza parole di Samuel Beckett

FaziOpenTheater, in scena Atto senza parole di Samuel Beckett

Redazione -Tutto pronto per il tredicesimo spettacolo in programma nell’ambito della radssegna FaziOpenTheater a Capua. In scena “ATTO SENZA PAROLE” di Samuel Beckett, libero adattamento e regia di Antonio Iavazzo. Si tratta di un debutto nazionale, fa parte della Sezione Teatri d’Innovazione ed è prodotto dall’Associazione “Il Colibrì” di Sant’Arpino (CE). Questi i giorni:

VENERDI’ 7 MARZO 2025 – ORE 20.00
SABATO 8 MARZO 2025 – ORE 20.00
DOMENICA 9 MARZO 2025 – ORE 19.00

SALA TEATRO di PALAZZO FAZIO via

Seminario 10 – Capua

Associazione “Il Colibrì” di Sant’Arpino (CE)
“ATTO SENZA PAROLE”
di Samuel Beckett

IDEAZIONE E REGIA
Antonio IAVAZZO

  • Anteprima assoluta –

INTERPRETI
Gianni ARCIPRETE – Gennaro MARINO
AIUTO REGIA – ORGANIZZAZIONE GENERALE REGIA
Gianni ARCIPRETE
DISEGNO LUCI – AUDIO
Giovanni GUARINO

NOTE
La narrazione si consuma attraverso l’elemento sonoro e visivo, in cui spiccano i movimenti
misurati e la mimica pulita di due corpi che, nella scena nuda, agiscono e raccontano le
proprie storie minime. Puri meccanismi, sospensione di ogni forma di giudizio, azioni per
sottrazioni e uno sguardo Zen in una sorta di celebrazione di un continuo presente, seppur a

volte dilatato, senza nessun cedimento alla psicologia. Ogni cosa nasce sempre con lo
stesso stupore e termina con identica innocenza. Anche le abbozzate clownerie, lì dove
accadono, sono incidentali, senza compiacimenti assolutori o ammiccamenti alla facile
gratificazione del gioco scenico. I piccoli accadimenti, le iterazioni si incarnano in due sguardi
bambini che giocano a vivere, senza passato e senza aspettarsi null’altro che una perenne
sospensione del giudizio. Sono sufficienti il respiro e il bios a giustificare la verità e la
meraviglia di sentirsi vitali. Da soli, ma purtuttavia connessi con l’umanità e con il tutto. Nei
pochi gesti, nelle azioni ripetute si delineano rituali che diventano una sorta di finestra
incantata attraverso la quale si possono intravedere i lineamenti di un’intera esistenza. E la
fatica, ma anche il disincanto divertito, del vivere.

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