FaziOpenTheater, va in scena lo spettacolo Tracce di Danza

FaziOpenTheater, va in scena lo spettacolo Tracce di Danza

Redazione -Tredicesimo spettacolo in programma a FaziOpenTheater. Il titolo è “TRACCE DI DANZA”, prodotto dall’Associazione “Campania Danza” di Salerno ed inserito nella Sezione di TeatroDanza curata da Annamaria Di Maio. Appuntamento domenica 17 marzo alle 19 a Palazzo Fazio.

COREOGRAFIE
Antonio APICELLA – Simone LIGUORI
INTERPRETI
Simone CENTANNI – Francesca D’ARIENZO – Olimpia MILIONE
Melania NICASTRO
DISEGNO LUCI
Virna PRESCENZO

NOTE
La memoria lascia tracce e lo fa senza che ce ne rendiamo conto. Partendo da
quest’immagine è nata l’idea di costruire un progetto tersicoreo dal titolo “Tracce di Danza”. La
traccia è il segno che consente di ricostruire un percorso a volte dimenticato; è quel particolare
che rimette in circolo i ricordi richiamando a sé altri dettagli fino a completarne la scena.

L’enciclopedia Treccani definisce la memoria come capacità di conservare traccia più o meno
completa e duratura degli stimoli esterni sperimentati e delle relative risposte. Nell’uomo indica
sia la capacità di ritenere traccia di informazioni relative a eventi, immagini, sensazioni, idee,
ecc. di cui si sia avuto esperienza e di rievocarle quando lo stimolo originario sia cessato
riconoscendole come stati di coscienza trascorsi, sia i contenuti stessi dell’esperienza in
quanto sono rievocati, sia l’insieme dei meccanismi psicologici e neurofisiologici che
permettono di registrare e successivamente di richiamare informazioni. Tracce che persone o
fatti lasciano nella mente degli uomini, nel nostro caso nella mente del coreografo. Ed allora
perché non affidarsi al corpo, al suo movimento per seguire quelle “Tracce di Danza”
necessarie a ridare voce alla memoria. Il tempo in cui viviamo è così frenetico: siamo
nell’attimo in cui viviamo “dimenticando” di archiviare nella nostra mente suggestioni, profumi,
volti, sguardi mentre al contempo affidiamo alla memoria virtuale il compito di conservare. Il
nostro passato si sta riducendo sempre di più in un elenco di file, schematicamente custoditi in
cartelle. E quando si avverte la necessitò di recuperare quelle tracce ci si accorge d’aver perso
il senso di ciò che si è vissuto. Alla danza vogliamo affidare il compito di scuoterci dall’oblio
della rete, di rimettere al centro gli umani sensi e restituire ad essi quel compito di essere
traccia immateriale di memoria. Passo dopo passo, nota dopo nota, parola dopo parola. Anche
in un poetico e confusionario ordine sparso.

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