Giacomo Leopardi, alle origini di un poeta che è pura leggenda
– A volte si è portati erroneamente a credere che i manuali di letteratura italiana, che stazionano sui banchi di scuola in tutta la loro grandezza, e ci si riferisce tanto al contenuto quanto talvolta alle dimensioni fisiche, contengano tutte le informazioni su vita e opere degli autori italiani, che valgano davvero la pena di essere conosciute. Chiaramente, ci sono manuali più generici e quelli che vanno più in profondità, dai quali si può carpire qualche particolare, un evento, un’ossessione, uno stato d’animo, o qualsiasi altra cosa che abbia giocato un ruolo nella creazione di un determinato verso o di un passo. Tuttavia, il mondo dell’arte, così come della storia o di tante altre sfere di riferimento, è in costante mutamento, e una verità oggi sconosciuta domani potrebbe rivelarsi alla luce del sole, o per volere della casualità o perché frutto di ricerche specifiche.
È il caso di Giacomo Leopardi, il cui nome, il cui mondo e tutto ciò che concerne il suo vissuto e la sua produzione si ritrovano arricchiti, agli occhi della gente e solo a quelli, di un’ulteriore sfumatura. Un particolare affascinante, un ritrovamento alla Biblioteca nazionale di Napoli, luogo di tanta cultura quante sorprese. All’interno del fondo manoscritti del poeta di Recanati, tra le tante carte ormai conosciute, sono state ritrovate da due studiosi trentotto pagine inedite. In particolare modo, ad attirare l’attenzione un documento contenente un elenco di 557 annotazioni bibliografiche organizzate per lettera, in un ordine alfabetico approssimativo, compilate tra la fine del 1816 e l’inizio del 1817 a Recanati. All’epoca della compilazione dell’elenco, nella celebre biblioteca paterna, Leopardi aveva appena diciannove anni. La lista fu tratta da riviste e cataloghi di librai e contiene, attraverso semplici caratteri d’inchiostro, la voglia di sapere di un giovane Leopardi, la voglia di attingere da fonti ricchissime, da mondi culturali fatti di pagine. La lista mostra, infatti, tutti i libri che avrebbe voluto leggere. Ciò lo mette in qualche modo in una posizione di “apprendista”, differente rispetto alla figura che si conosce, che si è abituati a studiare tra i banchi di scuola. Molte annotazioni presentano anche commenti personali, a volte in latino. È evidente come il giovanissimo Leopardi desiderasse altro, volesse esplorare altri mondi, differenti dalla biblioteca paterna di Recanati, pur essendo questa ricchissima di antichi testi, base della sua formazione. La sua era una volontà di ricerca del nuovo o, meglio, della contemporaneità. Era desideroso di entrare in contatto con scritti più recenti, tendendo, da come si può apprendere dai documenti, a scritti italiani ma anche tedeschi, francesi e olandesi. La nuova scoperta suscita tanto fascino, specie se si pensa che quelle annotazioni, in un modo o in un altro, hanno contribuito poi alla creazione della leggenda conosciuta oggi da tutti.
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