Primo marzo 1773, moriva l’archistar di corte Luigi Vanvitelli
– Il primo marzo del 1773 passava a miglior vita Luigi Vanvitelli, l’architetto della Reggia che attraverso le sue idee di grandezza, coadiuvate dai suggerimenti e dalle desiderate di Carlo di Borbone, voleva fare di Caserta una seconda capitale del Regno. Impegnato nella fabbrica reale a partire dal 1752, in poco più di venti anni riuscì a veder conclusa per intero solo la parte strutturale del palazzo per quanto mancante di una serie di elementi soprattutto decorativi. In compenso, durante il suo lungo soggiorno casertano numerose furono le committenze in loco, ricevute dagli stessi sovrani, di cui sono rimaste tangibili testimonianze. Pittore, scultore ed architetto, figlio di Gaspar van Witell, cognome poi italianizzato in Vanvitelli, ebbe modo di formarsi, dopo l’apprendistato paterno, presso l’Accademia di Belle di San Luca a Roma. Nella città papalina era cresciuto, nonostante i natali a Napoli nel 1700, e dalle opere monumentali dell’urbe prese il meglio che gli poteva servire per dar vita ad un proprio stile. Bernini, Borromini e i grandi maestri del Cinquecento furono i suoi principali modelli di riferimento. Giovane, divenne architetto pontificio e, negli anni, gli vennero affidati importanti incarichi: dal restauro della Cupola di San Pietro agli interventi presso Ancona e nel resto dei territori marchigiani. Nonostante il genio, fu, più di una volta, vittima delle “raccomandazioni” del suo tempo, che gli costarono, in particolare, il rifiuto dei progetti per il rifacimento della facciata della romana chiesa di San Giovanni in Laterano e della Fontana di Trevi. Con i Borbone ebbe modo di riscattarsi, sia perché andava a servire una delle dinastie più potenti dell’epoca sia perché doveva realizzare per loro una magnifica ed imponente residenza. La sorte non gli fu, però, particolarmente favorevole, in quanto i lavori, dopo il ritorno di Carlo in Spagna nel 1759, rallentarono notevolmente. Sebbene i malumori, dovuti alle successive ingerenze del ministro Tanucci nel cantiere e all’incomprensione con il sovrano per non essere stato condotto alla corte madrilena, Vanvitelli portò avanti i suoi impegni, realizzando veri e propri capolavori di arte e di ingegneria: l’acquedotto “carolino” con i suoi poderosi “Ponti della Valle”, il Teatro di Corte e lo Scalone Reale. La morte lo colse a 73 anni, per l’occasione venne effettuato il calco del suo volto.
La sua maschera mortuaria fa ancora parte delle collezioni della Reggia. Donata dall’Amministrazione Provinciale di Caserta, era stata precedentemente acquistata dalla famiglia d’Avella che aveva legami di parentela con i discendenti dell’architetto, tale cimelio è tra i memorabilia più significativi dell’esistenza e dell’ingegno di uno dei più importanti architetti del Settecento europeo.
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