Regali per i bambini, i giochi e i giocattoli nell’antica Roma
-Tempo di Natale, di auguri e di scambio di doni, soprattutto di giochi destinati ai bambini. Il piacere di esaudire i desideri dei più piccoli sembrerebbe, all’apparenza, un’invenzione della società contemporanea, se non pure la manifestazione di una consuetudine che, spesso, scade nel più sfrenato consumismo. Fortunatamente, persistono in tale usanza veri attimi di magia, specialmente quando negli occhi dei bambini si scorge l’emozione dell’attesa e l’incredulità nel momento della scoperta. Tali suggestioni hanno origini remote, forse si perdono nella notte dei tempi, ma, di sicuro, è noto che già nell’antica Roma, così come nel resto dei suoi territori, durante il periodo dei Saturnalia, ciclo di festività corrispondente in parte al nostro periodo natalizio, si rendevano felici i bambini regalando loro giocattoli. Trattavasi di un’occasione importante, considerato che, oltre il proprio compleanno, non vi erano altre circostanze che permettevano di ricevere qualsiasi tipo di “ninnolo”.
Al riguardo, ai maschietti si era soliti omaggiare delle noci; con queste praticavano il ludus castellorum, gioco che consisteva nel mettere in equilibrio tre noci, oppure si destreggiavano con il passatempo dell’orca, facendo entrare una noce nel collo di un’anfora. Con la stessa frutta secca ci si poteva divertire anche con il gioco delle fossette; intrattenimento ludico paragonabile al vecchio gioco delle biglie di vetro. Vi erano, poi, gli aliossi, ossicini del tarso delle zampe di piccoli animali, che venivano utilizzati come dadi; infatti, quest’ultimi, più che innocenti divertimenti erano considerati come oggetti che alimentavano il “gioco d’azzardo”. Non mancava, inoltre, la pila, cioè la palla di stoffa o di vetro, con cui si svolgevano veri e propri esercizi fisici.
Per le bambine, invece, erano destinate le pupae, ossia le bambole; queste potevano essere di stoffa o composte da materiali pregiati, così come la loro manifattura poteva essere modesta o elaborata. I bambolotti erano tenuti in possesso fino a quando non si andava in sposa; poi, prima di convolare a nozze, venivano donati agli dei tramite la cerimonia di “addio all’infanzia”.
Anche per i neonati erano previsti regali: i crepitacula. Erano dei sonaglini il cui rumore serviva a distrarli e a divertirli, specialmente quando cominciavano a piangere all’impazzata.
Luigi Fusco – Docente di italiano e storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, già storico e critico d’arte e guida turistica regione Campania. Giornalista pubblicista e autore di diversi volumi, saggi ed articoli dedicati ai beni culturali, alla storia del territorio campano e alle arti contemporanee. Affascinato dal bello e dal singolare estetico, poiché è dal particolare che si comprende la grandezza di un’opera d’arte.
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