Teatro Nuovo, serata musicale con Flo in 4et live
Claudio Sacco
– Venerdì 2 marzo alle ore 21 al Teatro Nuovo di Napoli protagonista sarà Flo in 4et live. E’ questo il terzo appuntamento de Il Nuovo Suona Giovane, rassegna musicale per le giovani generazioni, presentata dal Teatro Pubblico Campano, diretto da Alfredo Balsamo, in collaborazione con Progetto Sonora, che nasce per dar corpo ed evidenza ai molteplici linguaggi musicali del nostro tempo.
La voce di Floriana Cangiano, in arte Flo, accompagnata dai suoi musicisti Marcello Giannini (chitarre), Marco di Palo (violoncello), Michele Maione (percussioni), darà vita ‘on stage’ a una seratad’eccezione. L’artista partenopea, una delle più interessanti dell’odierna scena cantautorale italiana, è tra le voci più eclettiche e versatili dell’attuale panorama.
Dai suoi esordi in ambito teatrale e dalle collaborazioni con Claudio Mattone, Lino Cannavacciuolo e Daniele Sepe, ben presto la giovane chanteuse multilingue, pur memore di quel prezioso bagaglio, si affranca, divenendo non solo performer dotata di ottima capacità interpretativa, ma anche autrice dalla personalità forte e dalla scrittura originale, elegante e appassionata.
Vocalist graffiante, in grado di sostenere toni talvolta morbidi ed evocativi, talaltra più duri e viscerali grazie a una timbrica duttile, sfoggia una personalità artistica non riconducibile alla facile etichetta di cantante pop o agli oleografici luoghi comuni di una nuova napoletanità.
Ciò già dal suo primo lavoro, “D’amore e di altre cose irreversibili” (Agualoca Records, 2014), salutato con grande successo di pubblico e critica, tanto da fruttarle premi e riconoscimenti illustri, seguiti da due anni di concerti in tutta Europa. Non di meno ne “Il Mese del Rosario” (Agualoca Records, 2016), album denso di una profondità e di una sensibilità tutte muliebri, che testimoniano crescita e maturazione nella scrittura come nella vocalità dell’artista.
“La musica è il mio spazio del desiderio – dichiarò qualche tempo fa l’artista – dove essere tutto ciò che vorrei essere e non sono. Cercavo un suono che parlasse di un Sud immaginario, una Macondo che forse non troveremo mai”.
La sua ricerca, pur ancora in itinere (è in preparazione il terzo album), sembra essere a buon punto, data la delicatezza delle canzoni, l’agilità del racconto, tra accenti soft e immaginifici e altri dolenti e vibranti, in “un’urgenza del canto” e nella voglia di disegnare i sentimenti umani e le loro sfumature, con una forza che abbraccia suoni, profumi e colori di gran parte delle tradizioni musicali del Mediterraneo.
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