Tempo di Quaresima, quel digiuno che porta fino alla Pasqua
– Martedì Grasso ha chiuso i periodi di festeggiamenti connessi al Carnevale. E con la Quaresima è iniziato il periodo di digiuno (carnem levare), un lungo periodo che varia dai trentacinque giorni del rito ambrosiano ai quarantaquattro giorni del rito romano, a memoria del periodo trascorso da Gesù nel deserto. È di fatto una prassi penitenziale che prepara la celebrazione della Pasqua di Resurrezione.
Nel mondo folklorico – almeno in Campania, ma il cerimoniale è diffuso in tutto il Meridione, dal Salento alla Calabria – questo passaggio dal carnevale alla quaresima e lo svolgimento di quest’ultimo veniva rappresentato attraverso l’esposizione del pupazzo della quaresima. Le forme possono essere leggermente diverse, in alcuni casi il pupazzo rappresenta una vecchia molto simile alla befana, in altri è una semplice bambola. Il pupazzo viene vestito in gramaglie, in quanto nella tradizione la Quaresima è la vedova di Carnevale. La cosa fondamentale è la presenza di sette penne di gallina infilate in una patata o una arancia (delle volte anche melograno o limone) appesa ai piedi del pupazzo. A simboleggiare il tempo che scorre, al pupazzo viene messo in mano talvolta il fuso e la conocchia per la lana. Le sette penne rappresentano le sette domeniche che precedono la Pasqua (l’ultima penna rappresenta la Pasqua stessa). In genere tutte le penne sono bianche, talvolta una di esse è nera per segnalare l’eccezionalità della Pasqua. Le penne verranno tolte una ad una, ad ogni settimana che passa. In alcune zone del Sud il Sabato Santo viene tolta l’ultima penna e il pupazzo viene fatto esplodere a fucilate o messo a bruciare su un piccolo falò. Il periodo penitenziale è finalmente finito e con la Pasqua si annuncia la resurrezione. È naturale vedere in questa ciclicità l’alternarsi delle stagioni e la struttura circolare del tempo folklorico. Per concludere, un ricordo del grande poeta popolare Rocco Scotellaro, che in una sua poesia del 1948 descrive il pupazzo e il rituale nel seguente modo: “Quaremma, la vedova pazza era la pupa col vecchio grembiale volteggiava al turbine di febbraio da una fune sulla strada”.
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