Università, sciopero dei professori. A rischio i primi appelli
– Lo sciopero dei docenti universitari, delle 79 Università italiane, proclamato già qualche mese fa, riguardante il periodo 28 agosto – 31 ottobre, inizia ad avere i suoi effetti. Con la sessione autunnale ormai alle porte, per alcuni è iniziata proprio oggi, diversi atenei hanno pubblicato sui rispettivi siti alcune circolari per spiegare le modalità dello sciopero e le ricadute sulla vita universitaria degli studenti. Una novità, questo sciopero, non accadeva da almeno quaranta anni,al punto da lasciare dubbiosi i professori e stupiti gli studenti.Lo sciopero è giusto, il metodo no secondo me. Ma è uno sciopero del tutto legittimo, come ha certificato l’Autorità per la Garanzia degli scioperi, la quale si è limitata a fissare dei paletti a tutela degli studenti universitari. L’iniquità contro la quale protestano i docenti di ruolo è contro la sospensione degli scatti stipendiali per i docenti universitari come per tutta la pubblica amministrazione. Dal 2015 furono disposti aumenti stipendiali per tutti i pubblici dipendenti, ma non per i docenti universitari. Un’asimmetria mai giustificata dai due Governi in carica.
Son ben 5444 tra professori e ricercatori universitari che hanno aderito allo sciopero indetto dal ‘Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria’. Alla base della contestazione, il blocco degli scatti che permane ormai dal 2011 e che sarebbe dovuto terminare nel 2014. Mentre altri dipendenti pubblici però hanno avuto, dal gennaio 2015 degli aumenti.
I docenti sciopereranno solo per 24 ore, ciò vuol dire che l’astensione riguarderà esclusivamente il primo degli appelli previsti all’interno della sessione autunnale che parte oggi e si concluderà il 31 ottobre. Per gli esami che prevedono un solo appello, invece, i docenti garantiranno un appello straordinario in modo da non danneggiare gli studenti. Riconosciuto il giusto agli animatori della protesta facciamo qualche considerazione.
La prima politica: come mai i due Governi in carica da allora non hanno ritenuto opportuno dare una risposta compiuta e formale alle migliaia di docenti universitari italiani? Forse perchè non erano i sindacati a promuovere la protesta?
“Dall’inizio – ha detto la ministra Valeria Fedeli, parlando ai microfoni di Radio24 – stiamo lavorando per creare tutte le giuste condizioni per sbloccare il tema degli scatti dei docenti universitari. Un blocco così lungo è ingiusto in sé e non valorizza una scelta importante del Paese di tornare a investire seriamente sul percorso formativo”.
“Queste risorse vanno trovate e le sedi per trovarle sono le fasi della sessione di bilancio. “Nella legge di bilancio dovremo assolutamente trovare le risorse. Vale per i dipendenti pubblici e quindi anche per i docenti universitari e ricercatori, non c’è dubbio”, ha continuato la ministra Fedeli.
“La sostanza la condivido – ha aggiunto la ministra – e ci stiamo lavorando dall’inizio”. Ma ciò “significa tempi e modalità, perché queste risorse vanno trovate. La seconda considerazione è di metodo. Ma non c’erano alternative possibili di protesta per attirare l’attenzione di Governo e Parlamento? Così l’intera categoria dei docenti, anche quelli a contratto, rischiano di diventare impopolari di fronte a migliaia di giovani. Io avrei bloccato, in massa, la sede del ministero, rischiando sgombero e avviso di garanzia, pur di avere risposte. Ma si sa, io sono un docente a contratto, ancora sognatore ed idealista!
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